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Nessuna onda può pettinare il mare
Maarit Hohteri, "Hanna and Hanna dying eyelashes", Italy 2000, C-print su alluminio, cm 90x73

Nessuna onda può pettinare il mare

Marco Campanini » Nanna Hänninen » Maarit Hohteri » Ola Kolehmainen » Alessandra Spranzi » Silvio Wolf »

Exhibition: – 19 Jun 2008

Fotografia Italiana arte contemporanea

Corso di Porta Nuova 34
20121 Milano

+39 335-7040106


www.fotografiaitaliana.com

Tue-Sat 15-19

Concepita come un inedito accostamento di tre artisti finlandesi, alla loro prima esperienza espositiva in Italia, assieme a tre artisti italiani, la mostra è un’esperienza esplorativa attraverso una molteplicità di generi fotografici differenti tra loro ma accomunati da una forte tensione sperimentale. Nei lavori di Ola Kolehmainen e Nanna Hänninen, la ricerca di una sintesi formale capace di restituire l’intuizione della propria percezione del mondo esterno, architettonico e metropolitano, si accompagna ad una fluttuazione tra astrazione e realismo, sempre nel segno di un’inesauribile ricerca sul nitore della superficie fotografica. Una strategia di ricerca radicale è all’opera anche nelle immagini di Silvio Wolf, che non concedono nulla alla riconoscibilità del soggetto ma si pongono come matrici filosofiche nel contesto di un’interpretazione intensamente concettuale sull’evidenza di tempo e spazio nell’apprensione individuale.
Aprono ad uno scenario più narrativo gli altri artisti. Maarit Hohteri immerge lo spettatore nel turbinio dei propri snapshot autobiografici, tesi tra la sensualità del racconto del quotidiano e l’ironia leggera sui dettagli delle proprie giornate. Le opere di Alessandra Spranzi sono la testimonianza silenziosa di una struttura alberghiera italiana ormai in disuso. In esse, stanze, oggetti e arredi appaiono velati da lenzuoli e giornali, consegnati a una deriva muta di forme e riconoscibilità che ritaglia lo spazio del silenzio ma anche la suggestione affabulatoria di ogni elemento.
La ricerca di Marco Campanini si svolge tutta all’interno di una riflessione sull’effige speculativa dell’immagine fotografica e sulla sua natura allusiva. Le opere in mostra restituiscono sia disegni antichi e architetture utopiche settecentesche, dando testimonianza di un’elegiaca meditazione sul passato, che opere optical di altri artisti non identificati, dove la rinuncia di Campanini all’autorialità dell’immagine diventa perorazione per una rinnovata “filosofia dell’immagine”.
Il titolo della mostra, Nessuna onda può pettinare il mare, richiama il verso di una delle prime poesie giovanili degli anni Trenta del poeta gallese Dylan Thomas. Ideale suggello a tutti i cromatismi e le possibilità concettuali evidenziate in mostra, la limpida negazione evocata da Thomas suggerisce la fertile impossibilità di trovare un’angolazione definitiva per afferrare univocamente il reale.